Post-impressionismo1892
Al Moulin Rouge
Henri de Toulouse-Lautrec
L'occhio del conservatore
"L'aspetto più sorprendente è il volto di May Milton in primo piano a destra, illuminato dal basso da una luce verde spettrale che evoca gli effetti dell'illuminazione a gas e l'alienazione della festa."
Un tuffo crudo nel cuore della vita notturna parigina, questo capolavoro post-impressionista cattura l'atmosfera deleteria e affascinante del celebre cabaret di Montmartre. Toulouse-Lautrec vi ritrae i suoi amici e se stesso con un misto di malinconia e ironia pungente.
Analisi
Al Moulin Rouge è molto più di una semplice scena di genere; è un ritratto di gruppo psicologico in cui ogni figura sembra chiusa nella propria solitudine nonostante la promiscuità del luogo. Al centro, attorno a un tavolo, riconosciamo i frequentatori del circolo di Lautrec: lo scrittore Édouard Dujardin, la ballerina La Macarona, e i fotografi Paul Sescau e Maurice Guibert. I loro volti, segnati dalla stanchezza, contrastano con la presunta agitazione del cabaret, sottolineando il lato nascosto e spesso cupo dei piaceri parigini della Belle Époque.
L'artista utilizza una tavolozza di colori audace e acida, tipica della sua rottura con l'impressionismo classico. Il verde elettrico che attraversa il volto della donna in primo piano e i riflessi arancioni del legno creano un'atmosfera artificiale e soffocante. Questa luce non è naturale; simboleggia l'elettricità e il gas che trasformano i corpi e i volti una volta scesa la notte, conferendo ai festaioli l'aspetto di maschere tragiche o fantasmi.
L'opera funziona come una testimonianza sociologica su Montmartre, un quartiere allora in piena mutazione. Includendo personaggi reali e identificabili, Lautrec documenta la "bohème" non come un ideale romantico, ma come una realtà tangibile fatta di incontri effimeri e malinconia condivisa. Il quadro cattura quel momento preciso in cui la festa scivola nella noia, una tematica cara all'artista che frequentava quotidianamente questi locali per sfuggire alla propria condizione fisica e sociale.
L'influenza delle stampe giapponesi (ukiyo-e) è manifesta nel trattamento delle forme e nell'audacia delle inquadrature. Lautrec semplifica le sagome e utilizza linee di contorno marcate per staccare i personaggi dallo sfondo. Questa stilizzazione, combinata con un tocco pittorico rapido e a volte nervoso, dà al quadro un'energia vibrante. Lo spazio sembra chiudersi sugli spettatori, invitandoci a prendere posto a questo tavolo di magnifici emarginati.
Uno dei segreti meglio custoditi del quadro è che è stato fisicamente modificato dall'artista o dal suo mercante dopo la sua creazione iniziale. Inizialmente, il quadro era più piccolo e terminava subito dopo il tavolo centrale. Toulouse-Lautrec ha poi aggiunto una striscia di tela a forma di "L" sul lato destro e in basso per includere l'imponente figura di May Milton. Questa modifica ha cambiato radicalmente la dinamica del quadro, creando quella sensazione di immersione brutale e di disagio che lo rende celebre oggi.
Un altro segreto risiede nell'autoritratto nascosto dell'artista. Se si guarda attentamente lo sfondo, si scorge una figura bassa che cammina accanto a un uomo di statura alta. Si tratta dello stesso Toulouse-Lautrec, accompagnato da suo cugino, il dottor Gabriel Tapié de Céleyran. È un modo per l'artista di includersi nel proprio universo senza esserne il centro, sottolineando la sua posizione di osservatore permanente e attore discreto della notte di Montmartre.
La donna dal volto verde, May Milton, era una ballerina inglese dalla cui bruttezza espressiva Lautrec era affascinato, secondo le sue stesse parole. Ciò che è segreto qui è la scelta deliberata di Lautrec di posizionarla in primo piano per scioccare lo spettatore. Nel 1892, presentare un volto così "sfigurato" da una luce artificiale verde era un insulto ai canoni di bellezza accademici. Era un atto di pura ribellione artistica volto a mostrare la verità nuda sotto il trucco.
Esiste anche un legame segreto con la ballerina Jane Avril, che si vede di spalle sullo sfondo, mentre si sistema i capelli davanti a uno specchio. Sebbene sia una delle star del Moulin Rouge, Lautrec sceglie di rappresentarla in modo anonimo e quotidiano. Questo contrasto tra la sua celebrità pubblica e questa posa privata rafforza l'idea che il quadro esplori il dietro le quinte, la realtà umana dietro lo spettacolo dei manifesti pubblicitari che Lautrec creava altrove.
Infine, la tecnica utilizzata nasconde un segreto di fabbricazione: Lautrec dipingeva spesso "à l'essence", cioè diluendo i suoi colori a olio con trementina su cartone o tela poco preparata. Ciò permetteva quella resa opaca e quelle leggere colature che si osservano sui bordi del quadro, dando all'opera l'aspetto di uno schizzo colto sul vivo, quasi come un reportage fotografico istantaneo ante litteram.
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