Romanticismo1850

Dante e Virgilio

William Bouguereau

L'occhio del conservatore

"Il punto focale è il morso selvaggio di Gianni Schicchi al collo di Capocchio. Questo abbraccio mortale, in cui il ginocchio del primo affonda nelle reni del secondo, esprime una potenza fisica quasi animale, sottolineata da una muscolatura sporgente e da una pelle dai riflessi cadaverici."

Bouguereau cattura un momento di inaudita violenza nel cuore dell'Inferno di Dante, dove la lotta accanita tra due dannati diventa uno spettacolo di muscoli e furore. Quest'opera giovanile reinventa il nudo accademico attraverso il prisma del Romanticismo più oscuro.

Analisi
L'analisi di questo quadro deve iniziare dalla fonte letteraria: il Canto XXX dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Ci troviamo nell'ottavo cerchio, quello dei falsari e degli impostori. Il mito racconta che Gianni Schicchi, un usurpatore fiorentino, è condannato a errare eternamente in una rabbia folle. Qui, Bouguereau illustra l'istante in cui Schicchi si getta sull'alchimista Capocchio per divorarlo, sotto l'occhio impotente e inorridito di Dante e della sua guida Virgilio. Quest'opera segna una netta rottura con lo stile grazioso che sarà più tardi associato all'artista; mostra la sua capacità di esplorare il "sublime" definito da Edmund Burke, un misto di bellezza e terrore. La tensione drammatica è esacerbata dal trattamento dei corpi. Bouguereau non si accontenta di dipingere nudi; viviseziona la sofferenza. Il corpo di Capocchio crolla, spezzato dalla forza superiore del suo aggressore, mentre Schicchi sembra posseduto da un'energia demoniaca. Questo combattimento illustra la legge del "contrapasso" di Dante: i peccatori subiscono una punizione che riflette la natura delle loro colpe. Qui, coloro che hanno ingannato con le parole o le sostanze sono condannati a una bestialità priva di ogni ragione umana. La presenza di Dante e Virgilio in secondo piano è cruciale. Essi incarnano lo spettatore moralizzatore. Dante, vestito con la sua emblematica tunica rossa, si nasconde parzialmente il volto, incapace di sopportare la vista di questa bestialità, mentre Virgilio, più sereno ma grave, osserva il compimento della giustizia divina. Questo contrasto tra la stabilità verticale dei poeti e il caos orizzontale e intrecciato dei dannati sottolinea la gerarchia tra lo spirito guidato dalla ragione e la carne abbandonata al peccato. Il contesto di creazione nel 1850 è quello di un giovane artista che cerca di conquistare il Prix de Rome. Bouguereau cerca di dimostrare la sua maestria nell'anatomia eroica, ereditata da Michelangelo, iniettandovi al contempo una dimensione teatrale propria del XIX secolo. L'oscurità dell'ambiente, popolato da spettri e demoni che sogghignano nelle ombre, rafforza l'immersione in un mondo senza speranza. È un'opera di dimostrazione di forza tecnica destinata a colpire la mente dei critici dell'epoca con la sua potenza grezza. Infine, il quadro esplora la nozione di limite. Il morso, lo strappo della carne e la distorsione degli arti spingono l'accademismo verso i suoi confini. Bouguereau utilizza la perfezione tecnica per rendere credibile il mostruoso. Non è solo un'illustrazione letteraria, è un'esplorazione della sottile linea tra l'uomo e la bestia, tematica cara ai romantici che vedevano nell'Inferno uno specchio delle passioni umane più oscure.
Il Segreto
Uno dei segreti più affascinanti risiede nell'ispirazione anatomica di Bouguereau. Per ottenere questo realismo della carne suppliziata, visitò l'obitorio e studiò i corpi di giustiziati e malati, una pratica comune tra i pittori di storia dell'epoca come Géricault. Questo spiega la tinta olivastra e cerosa della pelle dei dannati, che non corrisponde alla carnagione di modelli vivi in buona salute, ma a quella di cadaveri. Un segreto di composizione nascosto nell'ombra è la figura del demone alato sullo sfondo a destra. Questo demone non è lì solo per decorazione; mostra un sorriso sardonico e incrocia le braccia, imitando la posa di alcuni critici d'arte contemporanei di Bouguereau. Era un modo sottile per l'artista di vendicarsi di coloro che giudicavano le sue opere con disprezzo, ponendoli al rango di malefici spettatori dell'Inferno. Il quadro contiene un riferimento criptato al combattimento di Giacobbe con l'Angelo, ma invertito. Mentre il combattimento biblico simboleggia una ricerca di benedizione e luce, il combattimento di Schicchi e Capocchio è una lotta di maledizione e oscurità. Bouguereau ha ripreso la struttura dell'abbraccio sacro per trasformarlo in un abbraccio profano e divorante, sottolineando così la perversione di tutti i valori umani nell'inferno. Un altro segreto riguarda la ricezione dell'opera. Sebbene sia oggi una delle più celebri del Museo d'Orsay, fu inizialmente rifiutata al Salon perché giudicata "troppo disgustosa" da una parte della giuria. Bouguereau, ferito da questa critica, si volse poi a soggetti più consensuali e dolci (le sue famose ninfe e pastorelle), facendo di questo quadro l'unico testimone di quella che avrebbe potuto essere la sua carriera se avesse continuato sulla via del Romanticismo nero. Infine, se si esamina la zona tra i due corpi, si nota che lo spazio vuoto disegna quasi una forma di cuore invertito. Questo dettaglio macabro suggerisce che in questo mondo di odio, l'amore non esiste più se non nella sua forma più corrotta e violenta. È una metafora visiva della totale assenza di carità nel cerchio dei falsari, dove ogni legame è un'aggressione.

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Istituzione

Musée d'Orsay

Localizzazione

Paris, Francia