Neoclassicismo1787

La morte di Socrate

Jacques-Louis David

L'occhio del conservatore

"Socrate, al centro, afferra la coppa di cicuta continuando il suo discorso filosofico, circondato da discepoli affranti in una cella austera."

Manifesto del Neoclassicismo, quest'opera esalta il sacrificio morale e il primato della ragione sulla tirannia, alla vigilia della Rivoluzione francese.

Analisi
Dipinta nel 1787, "La morte di Socrate" è l'espressione compiuta del Neoclassicismo di Jacques-Louis David. In un clima di crescente tensione politica contro la monarchia assoluta, David sceglie l'esempio del filosofo ateniese come allegoria della virtù civica e della resistenza intellettuale. L'opera si inserisce nel movimento del "ritorno all'antico", sostenendo una chiarezza morale e formale in opposizione alle frivolezze dello stile rococò. Socrate non è solo un martire della filosofia; è il simbolo dell'uomo libero che rifiuta di scendere a patti con la propria coscienza di fronte all'ingiustizia dello Stato. Il contesto storico è tratto dal "Fedone" di Platone, che racconta gli ultimi istanti di Socrate condannato a morte dalle autorità ateniesi per empietà e corruzione della gioventù. In realtà, si trattò di un processo politico volto a mettere a tacere una voce critica. David trasforma questo episodio storico in un dramma stoico dove la morte è solo una transizione senza importanza di fronte all'immortalità dell'anima e della verità. La figura di Socrate è qui idealizzata: sebbene avesse settant'anni al momento dei fatti, è rappresentato con una muscolatura atletica, sottolineando la forza del suo spirito attraverso la vigoria del corpo. Tecnicamente, David impiega una precisione chirurgica. La luce laterale, fredda e direzionale, scolpisce le forme con la durezza di un bassorilievo antico. La tavolozza è deliberatamente austera, dominata da ocre, grigi e blu profondi, rafforzando la serietà del soggetto. L'applicazione della pittura è liscia, quasi senza tracce di pennello (il "finito"), creando un'illusione di permanenza e stabilità. Ogni dettaglio, dalle catene a terra alle pieghe rigide delle toghe, contribuisce a un'atmosfera di solennità tragica. Psicologicamente, il quadro è uno studio delle reazioni umane di fronte all'ineluttabile. Socrate è l'unico personaggio stabile, un pilastro di serenità in mezzo a un mare di emozioni convulse. I suoi discepoli, tra cui Platone seduto ai piedi del letto e Critone che tiene la coscia del maestro, mostrano vari gradi di disperazione, dalla rassegnazione muta al pianto incontrollabile. Questa dualità tra la calma trascendentale del filosofo e il dolore fisico dei suoi cari crea una potente tensione drammatica. David cattura qui l'istante preciso della transizione: la mano di Socrate si avvicina alla coppa senza guardarla, con lo sguardo fisso sull'idea piuttosto che sulla materia.
Il Segreto
Un segreto importante risiede nella rappresentazione di Platone. Storicamente, Platone era un giovane alla morte di Socrate e non era presente nella cella perché malato. David sceglie deliberatamente di rappresentarlo come un vecchio dai capelli bianchi, seduto all'estremità del letto. Questa scelta non è un errore, ma una strategia narrativa: Platone è rappresentato come l'autore del racconto, il vecchio che ricorda e trascrive per l'eternità l'insegnamento del suo maestro. La sua postura meditativa, con le spalle alla scena, suggerisce che tutto il quadro sia una proiezione della sua memoria. Un'analisi scientifica recente ha rivelato che David ha modificato la posizione della mano di Socrate più volte. Nei primi schizzi, la mano toccava già la coppa. Fermandola appena sopra, David aumenta la suspense drammatica e sottolinea che Socrate sceglie liberamente l'istante della sua fine. È un gesto di controllo assoluto. Inoltre, la firma di David appare in due punti: le sue iniziali sulla panca dove siede Platone, segnando la sua ammirazione per il filosofo-scrittore, e il suo nome completo sotto Critone, l'amico fedele, simboleggiando il posto che l'artista desidera occupare nella storia. Un altro mistero riguarda la figura nel corridoio sullo sfondo. Si scorge Santippe, la moglie di Socrate, che lascia la stanza con un gesto della mano. Nei testi di Platone, Socrate chiede che venga riaccompagnata perché le sue grida disturbano la serenità del dibattito filosofico. David la colloca alla periferia, quasi invisibile, per sottolineare la priorità accordata alla fraternité intellettuale maschile rispetto ai legami domestici ed emotivi, una visione tipica della virtù stoica dell'epoca. Infine, l'uso della luce ha una funzione simbolica nascosta. Contrariamente ai dipinti religiosi dove la luce spesso emana dalla divinità, qui proviene da una fonte invisibile in alto a sinistra, evocando la "Luce della Ragione" o l'Illuminismo. Essa colpisce il busto di Socrate, trasformandolo in un faro morale. Le ombre proiettate sulla parete di fondo sono nette, creando uno spazio chiuso che ricorda una scena teatrale dove si gioca il destino del pensiero occidentale.

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Istituzione

Metropolitan Museum of Art

Localizzazione

New York, Stati Uniti