Surrealismo1931

La persistenza della memoria

Salvador Dalí

L'occhio del conservatore

"Orologi che si sciolgono sono disposti su un paesaggio desolato che evoca Portlligat, mentre una strana figura antropomorfa giace al centro."

Manifesto pittorico del surrealismo, quest'opera esplora la malleabilità del tempo attraverso l'iconica immagine degli "orologi molli" in un paesaggio onirico catalano.

Analisi
Dipinta nel 1931 al culmine del movimento surrealista, "La persistenza della memoria" è un'esplorazione metafisica della relatività temporale. In questo periodo, Salvador Dalí perfeziona il suo metodo "paranoico-critico", un processo creativo che permette di accedere alle immagini dell'inconscio attraverso ossessioni sistematiche. Il contesto storico è quello tra le due guerre, in cui le scoperte di Albert Einstein sulla relatività e le teorie di Sigmund Freud sull'interpretazione dei sogni rivoluzionano la comprensione del mondo. L'opera si pone come una sfida all'ordine stabilito e alla rigidità della logica borghese, rappresentata dalla precisione meccanica dell'orologeria. Il contesto mitologico qui non deriva dall'Antichità classica, ma da un "mito personale" daliniano in cui gli oggetti quotidiani sono investiti di una carica sacra o terrificante. Gli orologi molli sono simboli di impotenza e della decomposizione del tempo lineare. Dalí sostituisce il mito di Chronos, il dio che divora il tempo, con quello della fluidità della memoria. Il paesaggio, sebbene reale (le scogliere di Cap de Creus), diventa un palcoscenico mitico, uno spazio fuori dal mondo dove la coscienza svanisce a favore dell'automatismo psichico. L'opera diventa una sorta di cosmogonia dell'inconscio, dove il solido diventa liquido e l'inerte sembra possedere una propria vita biologica. Tecnicamente, Dalí utilizza una precisione miniaturista ereditata dai maestri fiamminghi e da Meissonier, quella che chiamava "fotografia a mano del colore". Questa esecuzione iperrealista funge da contrasto sorprendente con l'assurdità del soggetto, rendendo l'allucinazione tanto più convincente. La finezza delle velature e la sottigliezza delle transizioni cromatiche nel cielo creano un'atmosfera di eterno crepuscolo. Il contrasto tra la resa metallica degli orologi e la trama organica della figura centrale testimonia una maestria eccezionale della materia, dove ogni elemento, anche il più fantastico, possiede una presenza fisica innegabile e tattile. Psicologicamente, l'opera è un campo di battaglia tra l'angoscia della morte e il desiderio di eternità. La figura centrale, una sorta di ritratto distorto dell'artista stesso con lunghe ciglia, sembra dormire o essere in uno stato di trance, suggerendo che l'intero dipinto sia il contenuto di un sogno. Le formiche che divorano l'orologio rigido a sinistra simboleggiano la decomposizione e l'odio di Dalí per la funzionalità meccanica. Questa psicologia dell'opera invita lo spettatore a un'introspezione sulla propria percezione del tempo, suggerendo che l'unica reale "persistenza" sia quella dell'immagine mentale, che sopravvive alla distruzione fisica e alla linearità cronologica.
Il Segreto
Uno dei segreti più famosi ma spesso fraintesi riguarda l'origine degli orologi molli. Dalí affermò che l'idea gli venne dopo una cena, osservando i resti di un formaggio camembert particolarmente colante. Questo aneddoto, sebbene tinto dell'umorismo daliniano, rivela una verità profonda sulla sua arte: la capacità di trasformare una sensazione tattile banale in una metafora universale della mollezza ontologica. Il formaggio, fondendosi, divenne per lui la prova che la struttura della realtà è molto più fragile di quanto pensiamo. Analisi scientifiche recenti con la riflettografia a infrarossi hanno mostrato che Dalí dipinse quest'opera con una rapidità sorprendente, quasi senza ripensamenti, cosa rara per una composizione così minuziosa. Ciò conferma la forza dell'immagine mentale iniziale che desiderava proiettare sulla tela. Un altro mistero risiede nell'assenza di figure umane vive; solo il paesaggio della sua nativa Catalogna rimane immutabile, come se la natura fosse l'unica entità capace di resistere alla liquefazione del tempo. Le scogliere dorate sullo sfondo sono un omaggio diretto alla luce della sua infanzia, una "costante" nel suo universo in perenne mutazione. La figura centrale "mostruosa" è in realtà una ricorrenza nell'opera di Dalí, apparendo già ne "Il Grande Masturbatore". Si tratta di un autoritratto di profilo, senza bocca e senza struttura ossea, che rappresenta l'assoluta vulnerabilità dell'ego. Il fatto che sia schiacciata sotto un orologio suggerisce che anche il creatore sia sottoposto alla pressione della durata. Inoltre, la presenza di un solo orologio rigido (quello con le formiche) indica una lotta accanita tra il tempo "duro" degli uomini e il tempo "molle" dell'anima, una battaglia che Dalí considerava il cuore stesso dell'esperienza umana. Un segreto più tecnico risiede nel formato del quadro. Contrariamente all'impressione di grandezza che emana nell'immaginario collettivo, l'opera è minuscola (24 x 33 cm). Dalí scelse deliberatamente questo piccolo formato per costringere lo spettatore a una vicinanza intima, quasi voyeuristica, con l'immagine. Questa scala riduce il mondo alla dimensione di un gioiello o di una reliquia, rafforzando l'idea che il tempo sia un possesso mentale prezioso e fragile. La precisione del dettaglio a questa scala minuscola rimane, ancora oggi, una delle più grandi imprese tecniche del surrealismo.

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Istituzione

Museum of Modern Art (MoMA)

Localizzazione

New York, Stati Uniti