Orientalismo1887
Il mercante di tappeti
Jean-Léon Gérôme
L'occhio del conservatore
"Una scena di negoziazione al Cairo, dove i mercanti spiegano un tappeto monumentale davanti a potenziali acquirenti, sotto le arcate di un cortile storico."
Capolavoro dell'orientalismo accademico, questa tela illustra il genio di Gérôme per la restituzione quasi fotografica dell'Oriente, fondendo commercio lussuoso e rigore architettonico.
Analisi
Dipinto intorno al 1887, "Il mercato dei tappeti" si colloca all'apice della carriera di Jean-Léon Gérôme, figura di spicco dell'accademismo francese. Il contesto storico è quello di un Occidente affascinato dall'Oriente, un Oriente spesso fantasticato ma qui reso con una precisione documentaria sorprendente. Gérôme, grande viaggiatore, riportò dalle sue spedizioni in Egitto e Turchia schizzi, fotografie e oggetti che conferiscono alle sue opere una veracità materiale senza pari. L'opera testimonia l'ascesa di una classe borghese europea avida di esotismo e beni di lusso, di cui i tappeti orientali erano il simbolo estremo.
Sebbene l'opera non si basi su un mito antico, essa costruisce il "mito dell'Oriente": un mondo immutabile, misterioso e sontuoso. La spiegazione della storia risiede nel rituale del commercio. Siamo al Cairo, probabilmente nel cortile di un antico caravanserraglio o di un palazzo. Il tappeto centrale, spiegato come una scena teatrale, diventa il protagonista. Non è una semplice transazione; è una giostra verbale e visiva dove la maestria degli artigiani è messa alla prova sotto lo sguardo critico delle élite locali e dei viaggiatori. Gérôme usa questa scena per esplorare le gerarchie sociali attraverso costumi e posture.
La tecnica di Gérôme è quella del "finito" accademico, dove la traccia del pennello scompare a favore di un'illusione di realtà perfetta. L'artista usa pennelli estremamente fini per rendere la trama del tappeto, la grana della pietra e la brillantezza delle sete. La gestione della luce è magistrale: cade verticalmente nel cortile, creando violenti contrasti tra le zone di ombra fresca e la luminosità accecante del sole egiziano. Questa precisione tecnica serve un desiderio di "verità" che, sebbene messa in scena, è stata a lungo accettata come prova antropologica dal pubblico dell'epoca.
Psicologicamente, il quadro è un gioco di sguardi. I mercanti scrutano i volti degli acquirenti per individuarne l'emozione, mentre questi ultimi fingono indifferenza per negoziare meglio. Il tappeto, con i suoi motivi complessi, funge da labirinto visivo che cattura l'attenzione e sospende il tempo. Esiste una tensione silenziosa, un'attesa che conferisce alla scena una dimensione quasi sacra. Gérôme riesce a trasformare un atto commerciale banale in una cerimonia solenne, dove la bellezza dell'oggetto d'arte giustifica la sottomissione degli uomini alla sua contemplazione.
Uno dei segreti meglio custoditi di questa tela riguarda il tappeto stesso. Esperti tessili hanno identificato il motivo come quello di un tappeto di tipo "Oushak" dell'Anatolia occidentale, ma Gérôme si prese libertà artistiche mescolando diversi stili per accentuare l'effetto visivo. Analisi ai raggi X hanno rivelato che l'artista aveva inizialmente inserito più personaggi in primo piano, prima di cancellarli per lasciare che il tappeto "respirasse" e diventasse l'elemento narrativo centrale.
Un altro mistero risiede nell'architettura. Gérôme ha combinato elementi reali del quartiere Khan el-Khalili del Cairo con ricordi di palazzi damasceni. Questa ibridazione crea un Oriente "ideale" e generico. Inoltre, si dice che Gérôme stesso possedesse un'impressionante collezione di tappeti che prestava ai suoi modelli nel suo studio parigino. I personaggi che vediamo come mercanti egiziani erano spesso modelli professionisti che posavano a Parigi, vestiti con costumi autentici riportati dal pittore.
Infine, una recente analisi scientifica dello strato pittorico ha mostrato l'uso di pigmenti sintetici molto recenti per l'epoca, in particolare per i rossi vibranti del tappeto. Ciò dimostra che Gérôme, nonostante il suo conservatorismo accademico, non esitava a utilizzare le innovazioni della chimica moderna per ottenere colori che nessun pigmento naturale poteva eguagliare. Il contrasto tra il soggetto "antico" e la tecnica moderna è il cuore del paradosso dell'orientalismo accademico.
Diventa Premium.
SbloccaQuiz
In quale città è ambientata questa scena del mercato dei tappeti?
Scoprire
