Rinascimento1562

Il Trionfo della Morte

Pieter Bruegel il Vecchio

L'occhio del conservatore

"Quest'opera sintetizza la tradizione medievale della Danza Macabra e il pessimismo rinascimentale. Il dettaglio terrificante del meccanismo di massacro sistematico testimonia una critica feroce."

Un panorama apocalittico dove la Morte, alla testa di un esercito di scheletri, annienta indistintamente tutti i ranghi della società. Bruegel offre una visione universale dell'ineluttabilità del trapasso.

Analisi
Dipinto intorno al 1562, questo capolavoro si inserisce in un contesto di tensioni religiose e politiche estreme nei Paesi Bassi spagnoli. Bruegel si allontana dalle rappresentazioni individuali della morte per proporre un'apocalisse collettiva. A differenza dei giudizi universali classici, qui non c'è speranza di salvezza: il cielo è nero di fumo, le navi bruciano e la terra è diventata un deserto arido. È una visione puramente secolare dove la Morte è una macchina da guerra implacabile. L'iconografia affonda le radici nel "Triumphus Mortis" italiano, ma Bruegel vi inietta un'inventiva fiamminga unica. Vediamo la Morte cavalcare un cavallo magro, impugnare una falce e guidare legioni di scheletri che usano coperchi di bare come scudi. Ogni gruppo sociale è rappresentato: il re i cui tesori sono inutili, il cardinale sorretto da uno scheletro e gli amanti la cui musica è interrotta dal cigolio delle ossa. È l'illustrazione perfetta dell'uguaglianza assoluta davanti alla morte. L'analisi approfondita rivela una dimensione morale complessa. L'opera funziona come un monumentale "Memento Mori". Bruegel utilizza elementi della cultura popolare e proverbi per sottolineare la follia degli uomini. Gli scheletri non solo giustiziano gli umani; parodiano le loro attività: suonano campane, suonano musica e apparecchiano tavole per banchetti macabri. Questa inversione grottesca del mondo sottolinea il caos totale. Infine, il quadro può essere letto come una cronaca degli orrori della guerra. Gli strumenti di tortura, le ruote d'esecuzione e i patiboli che costellano lo sfondo non sono invenzioni fantastiche, ma realtà dell'amministrazione giudiziaria del XVI secolo. Bruegel trasforma il mito escatologico in un commento sociale di una violenza inaudita, rendendo la Morte l'unico vero sovrano.
Il Segreto
Uno dei segreti più inquietanti risiede nella figura del re, in basso a sinistra. Analisi all'infrarosso hanno mostrato che Bruegel aveva inizialmente previsto una composizione diversa per i suoi tesori. Lo scheletro che mostra al re una clessidra vuota è un'aggiunta tardiva che rafforza l'aspetto teatrale: il tempo è l'unica moneta che il monarca non possiede più, nonostante i suoi barili pieni d'oro. Un dettaglio spesso trascurato è la presenza di due scheletri nella parte centrale che tirano una rete piena di pesci, ma questi "pesci" sono in realtà esseri umani. Questa parodia macabra della "pesca miracolosa" biblica è una critica diretta alla Chiesa e alla sua gestione delle anime in un'epoca di corruzione. È un esempio del tipico umorismo nero di Bruegel. Il quadro nasconde anche un'affascinante analisi pigmentaria. Bruegel ha usato una quantità insolita di terre d'ombra e rossi terrosi per rendere l'atmosfera soffocante del paesaggio. Il recente restauro al Museo del Prado ha rivelato che i toni originali erano molto più vivaci, accentuando il contrasto tra il rosso sangue dei mantelli e il bianco livido delle ossa. Esiste un segreto legato alla coppia di amanti in basso a destra. Sono gli unici a non guardare l'orrore circostante, assorbiti dalla loro musica. Tuttavia, uno scheletro li accompagna, suonando uno strumento a corde. Questo dettaglio suggerisce che anche la bellezza e l'amore sono già infiltrati dalla morte, o che l'ignoranza è l'unica forma di resistenza di fronte all'apocalisse.

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Istituzione

Museo del Prado

Localizzazione

Madrid, Spagna