Classicismo1786
Autoritratto con la figlia
Élisabeth Vigée Le Brun
L'occhio del conservatore
"L'abbraccio circolare dei due corpi, il drappeggio all'antica di un rosso vibrante e il sorriso dell'artista che mostra i denti, uno scandalo per l'epoca."
Manifesto della maternità fusionale, questo ritratto rivoluziona l'immagine della donna nel XVIII secolo, sostituendo lo sfarzo aristocratico con l'espressione naturale dei sentimenti.
Analisi
Dipinto nel 1786, questo ritratto di Élisabeth Vigée Le Brun con sua figlia Julie è un'opera cardine del regno di Luigi XVI. L'artista, ritrattista ufficiale di Maria Antonietta, si allontana qui dai codici della rappresentazione curiale per abbracciare un'estetica ispirata alle teorie di Jean-Jacques Rousseau sull'educazione e l'amore materno. In questo contesto storico di fine Ancien Régime, l'opera diventa un manifesto politico e sociale: valorizza la madre educatrice e amorevole, figura centrale della nuova morale borghese che inizia a emergere tra l'aristocrazia.
Sul piano stilistico, l'opera segna l'avvento del neoclassicismo sentimentale. Vigée Le Brun abbandona le parrucche incipriate e i voluminosi vestiti a campana per un'acconciatura più libera e un abito drappeggiato che ricorda le statue greche. La spiegazione del "mito" qui è umana: quello della madre perfetta, una "Madonna col Bambino" laicizzata. La psicologia è di una rarità intensa; lo sguardo dell'artista ci invita a testimoniare questa felicità domestica, mentre la piccola Julie si abbandona totalmente tra le braccia della madre.
La tecnica di Vigée Le Brun si distingue per una finitura porcellanata e una gestione magistrale delle trame. Il trattamento del raso, del cotone e della pelle testimonia un'osservazione minuziosa della luce. La carnagione dei volti è di una freschezza radiosa, ottenuta con velature trasparenti che danno l'impressione di vita. A differenza dei suoi contemporanei, utilizza una tavolozza cromatica ristretta ma potente, dominata dal rosso del drappeggio che focalizza l'attenzione.
Infine, l'opera testimonia una volontà di eternità. Scegliendo abiti "all'antica", Vigée Le Brun cerca di estrarre il suo ritratto dalla moda effimera di Versailles per iscriverlo nell'atemporale. Questo approccio è audace perché pone l'individuo e il suo sentimento al di sopra del rango sociale. L'opera non è solo il ritratto di una celebre pittrice, è un'affermazione dell'identità femminile come forza creatrice e nutrice.
Uno dei segreti più affascinanti è lo scandalo provocato dal sorriso. Vigée Le Brun è rappresentata sorridente, mostrando i denti. Per la critica dell'epoca, questo era considerato "mostruoso" e indegno di un ritratto serio. Fu tuttavia una scelta deliberata per catturare la spontaneità della gioia.
Analisi scientifiche hanno rivelato che la posizione delle braccia di Julie è stata modificata più volte per accentuare l'effetto di "cerchio protettivo". Inoltre, i pigmenti rossi utilizzati sono di qualità eccezionale, derivati dalla cocciniglia, il che spiega la loro brillantezza intatta dopo secoli.
Un altro mistero riguarda la complessa relazione tra l'artista e sua figlia. Nonostante l'armonia del quadro, la realtà fu più scura: Julie romperà ogni contatto con la madre dopo un matrimonio disapprovato. Infine, questo ritratto servì da modello per numerose copie clandestine già nel XVIII secolo, dimostrando che l'immagine della "madre ideale" era già un prodotto visivo molto ricercato.
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