Impressionismo1872

Impressione, levar del sole

Claude Monet

L'occhio del conservatore

"Dipinta a Le Havre, l'opera coglie l'istante preciso in cui il sole buca la nebbia industriale del porto, utilizzando contrasti di colori complementari per far vibrare la luce sull'acqua."

Manifesto della modernità, questo quadro ha dato il nome all'impressionismo privilegiando la sensazione fugace sulla forma accademica, rivoluzionando per sempre la storia della pittura occidentale.

Analisi
Impressione, levar del sole non è solo una marina, è l'atto di nascita di un movimento. Dipinto nel 1872, il quadro rappresenta il porto di Le Havre, ma il vero soggetto è la luce e l'atmosfera. Monet abbandona la precisione topografica per catturare un' "impressione" sensoriale. Allontanandosi dai canoni dell'epoca che esigevano una finitura liscia e dettagli nitidi, Monet propone una visione frammentata dove l'occhio dello spettatore deve ricostruire l'immagine. Questo approccio segna il passaggio da una pittura narrativa a una pittura puramente visiva, centrata sull'esperienza immediata. L'analisi esperta rivela che Monet reagisce qui contro l'art pompier (arte accademica). La nebbia bluastra che avvolge il porto non nasconde solo le strutture industriali, le trasfigura. Le sagome delle gru e dei mastri diventano spettri elegiaci. Questo quadro è anche il riflesso di una Francia in ricostruzione dopo la guerra del 1870, mostrando un porto in piena attività, simbolo di rinnovamento nazionale, ma visto attraverso il prisma di una poesia effimera che sembra sospendere il tempo della ricostruzione industriale. Il legame con il mito di Aurora o del rinnovamento solare è qui sublimato. Il sole arancione, perfettamente circolare, agisce come un occhio divino che squarcia il caos del mondo moderno. Contrariamente alle marine classiche del XVII secolo dove il mare era un teatro di imprese umane, qui l'uomo è ridotto a semplici sagome scure in barca, quasi insignificante di fronte all'astro. È il mito della creazione che si ripete ogni mattina, dove la luce separa il cielo dalle acque, reinterpretato in un contesto urbano e tecnologico. La tecnica di Monet, caratterizzata da tocchi rapidi e impasti leggeri, traduce l'urgenza di afferrare ciò che sta per scomparire. La nebbia non è dipinta come un vuoto, ma come una materia densa e colorata. L'influenza delle stampe giapponesi si fa sentire in questo modo di sintetizzare le forme attraverso il colore piuttosto che il disegno. Quest'opera è una sfida lanciata all'accademia, affermando che il sentimento dell'artista è più vero della realtà oggettiva del mondo esterno. Infine, l'opera è inscindibile dallo scandalo del 1874 durante l'esposizione da Nadar. Il critico Louis Leroy, volendo deridere l'aspetto "incompiuto" del quadro, utilizzò il termine "impressionista". Monet e i suoi amici si appropriarono di questo insulto per farne la loro bandiera. Il quadro è così diventato il simbolo di una libertà conquistata, quella di dipingere il mondo non come è, ma come viene percepito, aprendo la strada a tutte le astrazioni del XX secolo.
Il Segreto
Il segreto più affascinante di questo quadro risiede nella luminanza del sole. Se si trasforma l'immagine in bianco e nero, il sole scompare quasi totalmente. Scientificamente, il sole ha la stessa luminanza del cielo che lo circonda. Monet ha compiuto l'impresa visiva di utilizzare un colore (l'arancione) così contrastante rispetto al blu-grigio ambiente che il nostro cervello lo percepisce come estremamente brillante, anche se non è più chiaro del resto. È un tour de force cognitivo basato sulla teoria dei colori complementari. Un altro segreto riguarda la datazione esatta dell'opera. Per decenni si è dibattuto se Monet avesse dipinto un tramonto o un'alba. Solo nel 2014, grazie a un'analisi che ha incrociato maree, meteorologia e posizione del sole nel porto di Le Havre, i ricercatori hanno confermato che si trattava effettivamente di un'alba, precisamente il 13 novembre 1872 alle 7:35 del mattino. Questa precisione scientifica conferma l'ossessione di Monet per l'istante autentico. Esiste anche una controversia sul titolo. Durante l'esposizione del 1874, Monet non sapeva che nome dare all'opera per il catalogo. Dichiarò: "Mettete Impressione". Questo titolo, quasi scelto per dispetto o semplicità, avrebbe definito l'estetica di un intero secolo. La parola "Impressione" era all'epoca un termine tecnico usato dai pittori per uno schizzo preparatorio; usarlo per un'opera finale fu una provocazione radicale contro il concetto di "quadro finito". Il quadro ha anche una storia turbolenta di furti. Nel 1985 fu rubato al museo Marmottan da un commando armato, in pieno giorno. Il capolavoro è scomparso per cinque anni prima di essere ritrovato in Corsica, in una villa. Questo furto ha contribuito a forgiare la leggenda mondiale del quadro, aumentandone il valore simbolico e la sicurezza. Oggi è protetto da sistemi ad alta tecnologia, lontano dalla semplicità con cui fu esposto per la prima volta. Infine, le analisi ai raggi X hanno rivelato che Monet aveva dipinto su una tela precedentemente utilizzata, cosa frequente per gli artisti senza grandi mezzi all'epoca. Sotto gli strati di grigio e blu si nascondono schizzi di paesaggi più convenzionali. Ciò prova che l'atto di dipingere Impressione, levar del sole è stata una rottura consapevole, una volontà di ricoprire l'arte del passato con una visione risolutamente rivolta al futuro e alla luce.

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Istituzione

Musée Marmottan Monet

Localizzazione

Paris, Francia