Impressionismo1872
La Culla
Berthe Morisot
L'occhio del conservatore
"Il gioco sottile delle trasparenze del velo bianco e il parallelismo dei gesti tra la madre e il neonato creano una rara unità emotiva. L'opera segna l'affermazione dello sguardo femminile in un movimento artistico allora dominato dagli uomini."
Icona dell'impressionismo, questo capolavoro cattura l'intimità silenziosa di una madre che veglia sul suo bambino. Berthe Morisot sublima la quotidianità domestica con un tocco di estrema modernità.
Analisi
Esposto alla prima mostra impressionista del 1874, "La Culla" è molto più di una scena di genere materna. Berthe Morisot vi rappresenta la propria sorella, Edma, che guarda dormire la figlia Blanche. L'analisi dell'opera rivela una tensione tra la tradizione della Madonna e la modernità borghese del XIX secolo. Morisot evita l'eccessivo sentimentalismo per concentrarsi sulla psicologia della madre, il cui sguardo sembra perso in una profonda riflessione, quasi malinconica, sul ciclo della vita e sul peso della maternità.
Sul piano iconografico, l'opera tratta il tema dell'interiorità. Contrariamente alle maternità classiche in cui il bambino è il centro assoluto, qui è il legame psichico a prevalere. La tenda di mussola funge da barriera protettiva, creando un moderno "hortus conclusus" (giardino recintato). Questa separazione tra il mondo esterno e lo spazio del sonno sottolinea l'isolamento necessario all'intimità familiare, un tema ricorrente in Morisot.
La tecnica pittorica mostra già le premesse della libertà impressionista. I bianchi non sono mai puri; sono composti da riflessi bluastri, grigi e rosati. Morisot utilizza tocchi rapidi e sciolti per rendere la leggerezza dei tendaggi, contrastando con il trattamento più solido del viso di Edma. Questa maestria delle texture permette di evocare il silenzio della stanza, facendo sentire lo spettatore quasi come un intruso in questo santuario domestico.
Infine, l'opera si iscrive in una lotta sociopolitica discreta ma ferma. Dipingendo questo soggetto, Morisot rivendica il diritto delle pittrici di trattare seriamente le sfere che erano loro assegnate, iniettandovi al contempo un'audacia formale radicale. Non dipinge semplicemente un bambino, dipinge la coscienza di una donna di fronte alla sua prole, trasformando un momento banale in un atto di pittura puro e intellettuale.
Il segreto più affascinante di questo quadro risiede nel suo iniziale fallimento commerciale. Nonostante la sua bellezza oggi universale, Morisot non riuscì a vendere "La Culla" nel 1874. Finì per ritirarlo dalla vendita e rimase nella famiglia di Edma Pontillon, la modella e sorella dell'artista, per decenni. Fu solo nel 1930 che il Louvre lo acquisì, riconoscendo finalmente il suo valore inestimabile.
Un altro segreto tecnico si nasconde nel velo della culla. I raggi X hanno rivelato che Morisot ha rielaborato più volte la posizione della tenda per ottenere quella perfetta trasparenza vaporosa. L'uso del bianco di piombo, tipico dell'epoca, ha permesso di creare questi effetti di luce, ma Morisot vi ha mescolato tocchi di nero per dare profondità alle ombre del tulle, una tecnica audace che Manet stesso ammirava.
La modella, Edma Morisot, era lei stessa una pittrice di talento prima del matrimonio. Il quadro nasconde dunque una tragedia silenziosa: quella dell'abbandono della carriera artistica per gli obblighi domestici. Lo sguardo pensieroso di Edma può essere interpretato come una traccia di questo sacrificio. Berthe Morisot, dipingendo sua sorella, dipinge anche lo specchio di una vita che ha rifiutato di seguire.
Esiste anche un segreto di composizione legato alla tenda scura sullo sfondo. Spesso percepita come un semplice muro, si tratta in realtà di un paravento che serviva a isolare l'angolo della culla nella stanza. Questo dettaglio mostra la precisione di Morisot nella descrizione degli interni borghesi, fungendo allo stesso tempo da contrasto cromatico per far risaltare il bianco immacolato della culla.
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